Arte LiberA tutti – numero 15 – intervista a Mala Strella

Biografia
Sono un’illustratrice e artigiana. Nel 2015 ho creato il brand Mala Strella, una piccola sartoria di abbigliamento e accessori illustrati con fantasie a tema animale a e stampati su tessuti eco compatibili. Mala Strella si pone l’obiettivo di veicolare il messaggio antispecista nella forma e nei contenuti. Ho studiato al Dams di Palermo e successivamente ho conseguito il diploma alla Scuola di fumetto di Milano.
Amo cucinare e mangiare tutto ciò che non ha occhi, leggere romanzi sognando altre vite, perdermi nei centri storici delle città.

Come sei diventata veg?
Sono diventata vegetariana molto presto, ovvero a 13 anni, con grandissima preoccupazione dei miei genitori. Ai tempi fu Dylan Dog, noto anti eroe vegetariano, ad influenzare la mia scelta. Poi ho eliminato anche i derivati dopo molti anni, lo avrei fatto anche prima, ma negli anni novanta le informazioni riguardo la scelta vegan erano abbastanza controverse e fallaci. Come minimo, secondo queste fonti, saresti diventato pazzo o scemo.

Come sei diventata “art-ivista”?
E’ stato un processo del tutto naturale e spontaneo. Anche se l’attivismo, soprattutto in forma di associazionismo, alle volte è stato causa di malessere o confusione, allora mi sono servita dell’illlustrazione per potere veicolare il mio messaggio forte e chiaro.

Quali sono le motivazioni che ti sostengono?
Adesso sto per scrivere una banalità, ma vorrei semplicemente che gli animali non venissero considerati come cose inanimate. Dal punto di vista tecnologico viviamo già nel futuro, ma filosoficamente siamo fermi a Cartesio. Che poi ho scoperto da poco, che rivide le sue posizioni assolutiste riguardo l’assenza di anima e sentimenti animali grazie alla compagnia di un fedele segugio la cui osservazione lo portò a riconoscere loro la forza dell’emotività, la potenza dei sentimenti e un principio di vita cosciente.

Come concepisci il rapporto tra l’essere artista ed essere un attivista?
E’ un rapporto complesso ma necessario, veicolare messaggi di tipo sociale e politico non è affatto semplice. Si rischia di essere didascalici o retorici o peggio ancora patetici. Ad esempio apprezzo molto Roger Olmos perché le sue opere invitano alla riflessione senza scadere mai nel retorico o nel patetico. Poi, da quando disegno principalmente pattern destinati all’abbigliamento, le cose si sono complicate. Perché comunque devo sempre tenere a mente che nessuno indosserebbe qualcosa che non sia anche bello.

Che tipo di rapporto hai con la società che ti circonda e che tipo di società vorresti?
Da circa un anno e mezzo ho finalmente coronato il sogno di andare a vivere in campagna. Con tutto cio’ che ne consegue, ovvero abitudini molto spartane, un rapporto di comunione con la natura che mi appaga molto e la possibilità di vivere in parte di autoproduzione. E’ palese che il capitalismo ci stia fagocitando e che si debbano esperire stili di vita alternativi. Ma le persone in genere preferiscono lamentarsi di cio’ che non va piuttosto che mettersi in gioco e provare a cambiare. Il cambiamento prevede un momento di morte e questo ovviamente spaventa.
Sinceramente non immagino alternative plausibili che possano coinvolgere sette miliardi di individui. Questa società non mi piace, piena di pregiudizi, individualista, materialista e con poche speranze. Spesso disegno ciò che mi piace per astrarmi da tutta questa infelicità.

Parlaci dei tuoi lavori
In questo momento sto lavorando a varie collaborazioni con artigiane e ad una serie di fantasie sugli animali estinti. Dal tilacino al lupo di Hokkaido, credo che il tema dell’estinzione sia triste ma molto attuale. Da poco ho letto che la terra sopravviverà alla nostra estinzione, ma noi umani ci stiamo andando inesorabilmente incontro.
Nel mio piccolissimo ho scelto di lavorare nel tessile proprio perché l’industria della moda è la prima causa di inquinamento. Mi sono avvicinata al mondo e ai principi della slow fashion, ovvero un approccio che vuole considerare aspetti quali la salvaguardia ambientale e il miglioramento delle condizioni lavorative. E che sintetizzando molto si concretizza nel creare capi di abbigliamento e accessori eco compatibili che durino nel tempo.

Che tecniche usi?
Amo sperimentare ma di base ormai uso il digitale per i miei pattern, anche se in primis continuo a trovarmi a mio agio con un foglio e una matita. Photoshop mi serve per mettere ordine alla mia anarchia creativa. Poi adoro da sempre gli acquerelli che uso spesso per le illustrazioni. E la serigrafia di cui mi avvalgo per stampare le maglie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sono vari e disparati, vorrei non solo continuare a creare piccole linee di abbigliamento e accessori, ma avere maggior tempo per l’illustrazione, in quanto mio primo amore. Sto, infatti, ragionando su una serie a tema diversità, ma non vi dico altro al momento.

C’è qualcosa che vorresti dire a chi segue le attività del Collettivo Tana Liberi Tutti?
Vorrei dire una cosa che dico sempre anche a me stessa, siate curiosi, sempre. Grazie al Collettivo per le domande stimolanti e grazie a chi leggerà questa intervista con interesse.

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